

138. Martin Luther King: Io ho un sogno.

Da: M. L. King, Io ho un sogno: scritti e discorsi che hanno
cambiato il mondo, SEI, Torino, 1993.

Agli inizi degli anni Sessanta, nonostante la politica
riformistica avviata dal presidente Kennedy, la discriminazione
razziale era ancora alquanto diffusa negli Stati Uniti. Contro di
essa si batteva il movimento per i diritti civili, attraverso
azioni di protesta generalmente non violente, organizzate da
associazioni come il Congress for Racial Equality (CORE), la
National Association for the Advancement of Colored People (NAACP)
e la Southern Christrian Leadership Conference (SCLC).
Quest'ultima era stata fondata nel 1957 dal pastore battista
Martin Luther King (1929-1968), il quale, dopo aver promosso varie
campagne di disobbedienza civile, il 25 agosto del 1963 guid una
grandiosa marcia della libert su Washington, alla quale
parteciparono oltre 250.000 persone. In quell'occasione pronunci
uno storico discorso, del quale qui riproduciamo un estratto.


Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi,
firm il proclama sull'emancipazione. Questo fondamentale decreto
venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri
che erano stati bruciati dal fuoco dell'avida ingiustizia. Venne
come un'alba radiosa a porre termine alla lunga notte della
cattivit. Ma cento anni dopo, il negro ancora non  libero; cento
anni dopo, la vita del negro  ancora purtroppo paralizzata dai
ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione;
cento anni dopo, il negro ancora vive su un'isola di povert
solitaria in un vasto oceano di prosperit materiale; cento anni
dopo il negro langue ancora ai margini della societ americana e
si trova nella sua stessa terra.
Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra
condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla
capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti
della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e
la Dichiarazione d'indipendenza, firmarono un pagher del quale
ogni americano sarebbe diventato erede. Questo pagher
prometteva che tutti gli uomini, s, i negri tanto quanto i
bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita,
della libert e del perseguimento della felicit. E' ovvio, oggi,
che l'America  venuta meno a questo pagher per ci che
riguarda i suoi cittadini di colore.
Il 1963 non  una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i
negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se
ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese
riprender a funzionare come se niente fosse successo. Non ci sar
in America n riposo n tranquillit fino a quando ai negri non
saranno stati concessi i loro diritti di cittadini. In questo
nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di
azioni ingiuste. Questa meravigliosa nuova militanza che ha
interessato la comunit negra non dovr condurci a una mancanza di
fiducia in tutta la comunit bianca, perch molti dei nostri
fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono
giunti a capire che il loro destino  legato con il nostro
destino, e sono giunti a capire che la loro libert 
inestricabilmente legata alla nostra libert. Questa offesa che ci
accomuna, e che si  fatta tempesta per le mura fortificate
dell'ingiustizia, dovr essere combattuta da un esercito di due
razze. Non possiamo camminare soli. E mentre avanziamo, dovremo
impegnarci a marciare sempre in avanti. Non possiamo tornare
indietro.
Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti
civili: Quando vi riterrete soddisfatti?. Non saremo mai
soddisfatti finch il negro sar vittima degli indicibili orrori a
cui viene sottoposto dalla polizia. Non potremo mai essere
soddisfatti finch i nostri figli saranno privati della loro
identit e derubati della loro dignit da cartelli che dicono:
Riservato ai bianchi. Non potremo mai essere soddisfatti finch
i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York
crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora
soddisfatti, e non lo saremo finch la giustizia non scorrer come
l'acqua e il diritto come un fiume possente.
E perci, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le
asperit di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno.
E un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un
giorno questa nazione si lever in piedi e vivr fino in fondo il
senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verit,
che tutti gli uomini sono creati uguali. Io ho davanti a me un
sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una
nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro
pelle, ma per la qualit del loro carattere. Ho davanti a me un
sogno, oggi!.
